8°Rapporto GIMBE 2025
Negli ultimi tre anni la sanità pubblica italiana ha perso 13 miliardi di euro. Crescono la spesa privata e le disuguaglianze tra Nord e Sud. Il Rapporto GIMBE 2025 lancia l’allarme: “Senza rifinanziamento, il SSN rischia il collasso”.
Sanità pubblica definanziata: 13 miliardi in meno e risorse erose dall’inflazione
Secondo l’8° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato il 8 ottobre 2025 presso la Camera dei Deputati, la sanità pubblica italiana è in forte sofferenza.
Negli ultimi tre anni il Fondo Sanitario Nazionale (FSN), pur crescendo nominalmente fino a 136,5 miliardi di euro, ha perso 13,1 miliardi in termini reali a causa dell’inflazione e dell’aumento dei costi.
Il rapporto spesa sanitaria/PIL è sceso dal 6,3% al 6,1%, e secondo il Documento Programmatico di Finanza Pubblica resterà fermo al 6,4% fino al 2028.
«Senza un rifinanziamento deciso – avverte il presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta – le Regioni saranno costrette a ridurre i servizi o ad aumentare la pressione fiscale».
Disuguaglianze regionali nel riparto del Fondo Sanitario
Il meccanismo di distribuzione del Fondo Sanitario continua a creare squilibri: le Regioni con popolazioni più anziane ricevono più risorse, penalizzando quelle con bisogni emergenti o più giovani.
Il gap pro capite nel 2024 varia da +79 euro in Liguria a –80 euro in Bolzano, con effetti significativi sui bilanci regionali e sulla qualità dei servizi.
Spesa privata record: 41 miliardi a carico delle famiglie
Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva in Italia ha raggiunto 185 miliardi di euro, di cui 47,6 miliardi privati.
Ben 41,3 miliardi, pari all’86,7%, sono stati pagati direttamente dalle famiglie.
Un italiano su dieci – oltre 5,8 milioni di persone – ha rinunciato alle cure per motivi economici, con picchi del 17,7% in Sardegna.
«Così si rompe il patto tra cittadini e istituzioni – sottolinea Cartabellotta –: paghiamo due volte, con le tasse e di tasca nostra».
Nord e Sud: due sanità diverse
Soltanto 13 Regioni rispettano i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Il Mezzogiorno continua a perdere cittadini e risorse, con una mobilità sanitaria dal Sud al Nord che vale oltre 5 miliardi di euro.
L’aspettativa di vita differisce di 3 anni tra Trento (84,7 anni) e Campania (81,7).
«I piani di rientro e i commissariamenti hanno fallito – commenta GIMBE – creando un’Italia sanitaria a due velocità».
PNRR Missione Salute: obiettivi in ritardo
Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE segnala ritardi preoccupanti sul fronte PNRR Salute.
A oggi, solo 218 Case della Comunità su 1.723 sono operative, e appena 46 dispongono di personale sanitario.
Degli 592 Ospedali di Comunità, ne risultano attivi 153 (26%).
L’adozione del Fascicolo Sanitario Elettronico è ferma al 42% dei cittadini.
«Senza un’accelerazione immediata – avverte Cartabellotta – rischiamo di lasciare in eredità strutture vuote e tecnologie inutilizzate».
Medici tanti, infermieri pochi: squilibrio nelle professioni sanitarie
Con 5,4 medici ogni 1.000 abitanti, l’Italia è seconda in Europa dopo l’Austria.
Tuttavia, con soli 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, è in fondo alla classifica OCSE.
Nel 2023 risultavano 5.575 medici di base e 502 pediatri mancanti, mentre nel 2025/26 le domande per Infermieristicanon coprono nemmeno i posti disponibili.
Il futuro del SSN: “La salute è un investimento, non un costo”
Il presidente Cartabellotta conclude con un appello chiaro:
«Il futuro del Servizio Sanitario Nazionale si gioca su una scelta politica netta: considerare la salute un investimento strategico o continuare a trattarla come un costo».
La Fondazione GIMBE propone un Piano di Rilancio del SSN fondato su tre pilastri:
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Patto politico, per riportare la sanità pubblica al centro dell’agenda nazionale;
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Patto sociale, per sensibilizzare i cittadini sul valore del Servizio Sanitario Nazionale;
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Patto professionale, per ricostruire fiducia e appartenenza tra operatori sanitari.
👉 Leggi il rapporto completo su www.rapportogimbe.it











